Ogni investigazione ha un solo responsabile: io


"Il valore di un investigatore privato non si misura soltanto dagli incarichi che accetta, ma anche da quelli che sceglie di rifiutare."

Ogni investigazione ha un solo responsabile: io
Ogni investigazione ha un solo responsabile: io

     Ci sono pagine di un sito che servono a descrivere dei servizi, altre che raccontano un curriculum e altre ancora che spiegano come contattare un professionista.

 

Questa pagina è diversa.

 

Non nasce per convincere qualcuno ad affidarmi un incarico, ma per spiegare il modo in cui, dopo oltre trent'anni di attività, ho scelto di svolgere la professione di Investigatore Privato.

Nel corso della mia carriera ho visto cambiare profondamente questo settore.

Sono cambiate le tecnologie, gli strumenti, le esigenze dei Clienti e, soprattutto, il modo di organizzare il lavoro. Oggi esistono realtà molto strutturate che coordinano investigazioni attraverso reti di collaboratori distribuiti sul territorio, professionisti che lavorano prevalentemente come esecutori di incarichi ricevuti da altri colleghi e modelli organizzativi basati sulla gestione centralizzata delle richieste provenienti da tutta Italia o dall'estero.

Non c'è nulla di sbagliato in tutto questo.

Ogni professionista è libero di organizzare la propria attività come ritiene più opportuno, nel rispetto della Legge e delle regole della professione.

Io, però, ho scelto una strada diversa.

Una scelta maturata lentamente, dopo migliaia di investigazioni, centinaia di relazioni tecniche e oltre trent'anni di esperienza sul campo.

Ho deciso che ogni incarico affidato alla mia Agenzia Investigativa dovesse avere un solo responsabile.

Quel responsabile sono io.

 

Non considero l'investigazione privata un'attività standardizzata, nella quale sia sufficiente assegnare un incarico a chi si trova più vicino al luogo dell'intervento.

Ogni investigazione è diversa.

 

Cambiano le persone, cambiano i fatti, cambiano gli obiettivi, cambiano le implicazioni giuridiche e cambia la strategia necessaria per raggiungere un risultato concreto.

Prima ancora di iniziare un'indagine è necessario comprendere se esistono i presupposti per accettarla, quale diritto il Cliente intende tutelare, se la richiesta è legittima, quali limiti impone la normativa e quale sia il metodo investigativo più corretto da adottare.

Questa fase, spesso invisibile agli occhi del Cliente, è probabilmente la parte più importante di tutto il lavoro.

È qui che l'esperienza fa realmente la differenza.

Per questo motivo ho sempre ritenuto che la persona che ascolta il Cliente, valuta il problema, decide la strategia investigativa, svolge l'attività operativa e firma la relazione finale debba essere la stessa.

Non perché sia l'unico modo possibile di lavorare.

Ma perché è il modo in cui ho deciso di esercitare la mia professione.

Quando una persona mi contatta non sta acquistando un servizio qualsiasi.

Mi sta affidando una parte della propria vita.

Può trattarsi di un dubbio familiare, di una controversia patrimoniale, di una vicenda lavorativa, di una difesa in giudizio o di una situazione particolarmente delicata che richiede discrezione, equilibrio e responsabilità.

In questi casi non voglio essere semplicemente il titolare di un'agenzia che coordina il lavoro di altri.

Voglio essere il professionista che se ne assume personalmente la responsabilità.

È una scelta che comporta più impegno, più tempo e, spesso, anche maggiori sacrifici.

Ma è la scelta che, ancora oggi, mi permette di guardare ogni Cliente negli occhi sapendo che l'investigazione affidata alla mia Agenzia è stata seguita direttamente da chi ha ricevuto la sua fiducia.

È questo il significato del titolo di questa pagina.

Ogni investigazione ha un solo responsabile: io.

 

Nelle righe che seguono spiegherò perché, con il passare degli anni, questa convinzione è diventata uno dei principi fondamentali del mio modo di intendere la professione di Investigatore Privato.

L'investigazione privata non è un servizio standard

Negli ultimi anni mi sono trovato sempre più spesso a riflettere su una domanda apparentemente semplice.

Che cosa acquista realmente un Cliente quando si rivolge ad un Investigatore Privato?

Molti potrebbero rispondere che acquista un servizio.

Io non sono mai riuscito a considerarlo in questo modo.

Un servizio, nella sua accezione più comune, è qualcosa che può essere organizzato, suddiviso, delegato e svolto da persone diverse mantenendo sostanzialmente lo stesso risultato finale.

L'investigazione privata, invece, non funziona così.

Ogni incarico nasce da una storia diversa.

Dietro ogni telefonata ci sono persone, famiglie, aziende, professionisti, avvocati, dubbi, timori e decisioni che spesso influenzeranno il futuro di chi mi chiede aiuto.

Non esistono due investigazioni identiche.

Cambiano gli obiettivi.

Cambiano i presupposti giuridici.

Cambiano i rischi.

Cambiano le strategie.

Cambia perfino il modo di parlare con il Cliente durante il primo colloquio.

Per questo motivo ho sempre ritenuto che ogni investigazione dovesse essere costruita esattamente come si costruisce un abito su misura.

Non esistono procedure uguali per tutti.

Esiste un metodo.

Ed esiste l'esperienza di chi quel metodo lo applica ogni giorno.

L'esperienza serve prima ancora di iniziare

Molte persone immaginano il lavoro dell'Investigatore Privato nel momento in cui inizia un pedinamento.

In realtà, la parte più delicata arriva molto prima.

Quando ricevo una richiesta di investigazione la prima domanda che mi pongo non è "come posso farla?"

La domanda è un'altra.

"È giusto accettare questo incarico?"

È una differenza enorme.

Prima ancora di pensare agli aspetti operativi devo comprendere se esiste un interesse giuridicamente tutelato, se la richiesta rientra nei limiti della normativa vigente, se gli obiettivi dichiarati sono legittimi e se l'attività investigativa può realmente essere utile al Cliente.

In alcuni casi la risposta è sì.

In altri casi la risposta è no.

Negli anni ho rinunciato a numerosi incarichi perché ritenevo che non esistessero i presupposti per svolgerli correttamente.

Può sembrare una scelta controproducente.

In realtà considero anche questo parte integrante della mia professione.

Un Investigatore Privato non dovrebbe limitarsi a svolgere ciò che gli viene richiesto.

Dovrebbe assumersi la responsabilità di valutare se ciò che gli viene richiesto possa essere svolto nel rispetto della Legge, dell'etica professionale e dell'interesse del Cliente.

Per questo ho scelto di seguire personalmente ogni incarico

Con il passare degli anni ho capito che non mi interessava costruire una struttura nella quale il mio ruolo fosse semplicemente quello di ricevere una telefonata, organizzare il lavoro e affidarne l'esecuzione ad altri.

Non è il modo in cui desidero lavorare.

Preferisco conoscere personalmente il Cliente.

Ascoltare direttamente la sua storia.

Comprendere il problema.

Valutare le possibili soluzioni.

Spiegare con chiarezza ciò che è possibile fare e ciò che, invece, non è possibile promettere.

Solo dopo decido se accettare l'incarico.

E se lo accetto, desidero seguirlo personalmente.

Questo significa assumersi una responsabilità maggiore.

Ma significa anche offrire al Cliente qualcosa che oggi considero sempre più raro: un interlocutore unico, dall'inizio alla conclusione dell'investigazione.

Il Cliente sa con chi sta parlando.

Sa chi ha valutato il suo caso.

Sa chi ha deciso la strategia.

Sa chi ha svolto il lavoro.

E sa chi firmerà la relazione investigativa.

Per me questo rapporto diretto rappresenta uno dei valori più importanti della professione.

Non sono un fornitore di servizi

Negli ultimi anni ho preso una decisione importante.

Ho scelto di non svolgere più investigazioni come semplice collaboratore di altri investigatori o di strutture che raccolgono incarichi per poi distribuirli sul territorio.

Non si tratta di una questione economica.

Non si tratta neppure di una mancanza di stima nei confronti dei colleghi, molti dei quali svolgono questa professione con serietà e competenza.

È semplicemente una scelta professionale.

Con il passare degli anni ho capito che il valore più importante che posso offrire ai miei Clienti non è soltanto il tempo che trascorro sul campo.

È la mia esperienza.

Ed è un'esperienza che inizia molto prima del primo pedinamento.

Quando un Cliente si rivolge a me, desidero ascoltarlo personalmente.

Voglio comprendere la sua storia.

Capire quale diritto intende tutelare.

Valutare se l'investigazione sia realmente utile.

Stabilire quale strategia adottare.

Solo dopo aver affrontato tutto questo ritengo corretto iniziare un'attività investigativa.

 

Se, invece, ricevo una semplice richiesta del tipo:

"Domani mattina servono quattro ore di osservazione."

oppure

"Vai a seguire questa persona dalle 9 alle 13."

mi manca tutto ciò che considero fondamentale.

  1. Non conosco il Cliente.
  2. Non conosco il problema.
  3. Non conosco le finalità dell'indagine.
  4. Non conosco il contesto giuridico.
  5. Non posso sapere se l'attività richiesta sia coerente con l'intero progetto investigativo.

E soprattutto non posso assumermi quella responsabilità che considero indispensabile quando svolgo una professione tanto delicata.

Dopo oltre trent'anni di esperienza ho capito che non voglio limitarmi ad eseguire un'attività.

Voglio assumermi la responsabilità dell'intera investigazione.

È una differenza sostanziale.

Dietro ogni incarico c'è una persona, non una pratica

Con il tempo ho imparato che il fascicolo che arriva sulla scrivania non è mai soltanto un insieme di documenti.

Dietro ogni incarico c'è una persona che sta vivendo un momento difficile.

Una famiglia.

Un imprenditore.

Un lavoratore.

Un avvocato che deve costruire una difesa.

Qualcuno che, spesso dopo settimane o mesi di dubbi, decide di affidare ad un Investigatore Privato una parte importante della propria vita.

Per questo motivo non riesco a considerare un incarico come una semplice pratica da evadere.

Ogni investigazione richiede tempo.

Richiede ascolto.

Richiede attenzione.

Richiede la capacità di cambiare strategia quando gli eventi lo rendono necessario.

Richiede esperienza.

E soprattutto richiede la presenza costante della persona che ha assunto la responsabilità di quel lavoro.

Per me questa persona deve essere sempre la stessa.

Ho scelto un modello diverso

Avrei potuto costruire una struttura più grande.

Avrei potuto organizzare una rete di collaboratori distribuiti sul territorio nazionale.

Avrei potuto limitarmi a coordinare il lavoro svolto da altri.

Probabilmente sarebbe stato anche più semplice.

Io, però, non ho mai desiderato fare questo.

Ho preferito mantenere un'impostazione diversa.

Seguire personalmente gli incarichi.

Conoscere direttamente i miei Clienti.

Essere presente nelle decisioni importanti.

Rispondere in prima persona del lavoro svolto.

È una scelta che richiede maggiore impegno.

Significa rinunciare ad alcune opportunità.

Significa dedicare più tempo ad ogni singolo incarico.

Ma significa anche poter affermare, con assoluta serenità, che quando una persona sceglie di affidarsi alla mia Agenzia Investigativa sa esattamente chi seguirà il suo caso.

  • Non un centralino.
  • Non una piattaforma.
  • Non una rete impersonale di collaboratori.

Ma il professionista con cui ha parlato il primo giorno.

Una promessa che faccio ad ogni Cliente

Quando una persona entra nel mio ufficio, telefona o mi scrive, non posso prometterle che l'investigazione porterà necessariamente al risultato che spera.

Nessun professionista serio dovrebbe farlo.

Esistono situazioni nelle quali le prove confermano i sospetti.

Altre nelle quali li smentiscono completamente.

Altre ancora in cui i fatti prendono una direzione diversa da quella immaginata all'inizio.

L'investigatore privato non ha il compito di costruire una verità.

Ha il dovere di accertarla.

Per questo motivo non prometto mai ciò che non dipende da me.

Posso però promettere qualcosa che considero molto più importante.

Posso promettere che ogni incarico verrà valutato personalmente.

Che ogni decisione sarà presa esclusivamente nell'interesse del Cliente e nel rispetto della legge.

Che ogni investigazione sarà affrontata con la stessa attenzione che dedicherei ad un problema riguardante una persona della mia famiglia.

Che non delegherò ad altri la responsabilità delle scelte più importanti.

Che, se riterrò di non poter essere realmente utile, avrò l'onestà professionale di dirlo prima di accettare l'incarico.

Negli anni ho imparato che la fiducia non nasce dalle parole.

Nasce dalla coerenza.

Si costruisce mantenendo gli impegni.

Assumendosi le proprie responsabilità.

Dicendo anche quei "no" che, nell'immediato, possono sembrare controproducenti ma che, nel lungo periodo, rappresentano il modo migliore per tutelare il Cliente e la propria credibilità professionale.

È questa la filosofia che mi accompagna da oltre trent'anni.

È il motivo per cui continuo a seguire personalmente ogni investigazione.

Ed è anche il motivo per cui il titolo di questa pagina non è uno slogan.

È semplicemente il modo in cui ho scelto di vivere questa professione.

 

Ogni investigazione ha un solo responsabile: io.

Ho imparato anche a dire di no

C'è un aspetto della professione di Investigatore Privato del quale si parla molto poco.

Molti pensano che il nostro lavoro consista nell'accettare un incarico e cercare le prove richieste dal Cliente.

Io non l'ho mai vissuto in questo modo.

Con il passare degli anni ho imparato che, in alcuni casi, la decisione più corretta non è iniziare un'investigazione.

È non farla.

Può sembrare un controsenso.

In realtà è uno degli aspetti che considero più importanti della mia professione.

Quando una persona mi espone il proprio problema ascolto con attenzione, cerco di comprendere i fatti e mi domando se un'attività investigativa possa realmente essere utile.

La risposta non è sempre positiva.

Mi è capitato di rinunciare ad incarichi perfettamente legittimi perché, dal punto di vista umano e professionale, ritenevo che non rappresentassero la soluzione migliore.

Ricordo, ad esempio, un uomo che desiderava accertare un presunto tradimento della propria compagna.

Durante il colloquio mi spiegò che il vero problema non era tanto la relazione sentimentale, quanto il fatto che, a suo dire, quella frequentazione sottraesse tempo ai figli.

Approfondendo la situazione emerse però che gli incontri avvenivano esclusivamente durante l'orario scolastico dei bambini.

Quando i figli tornavano a casa, la madre era sempre presente.

A quel punto compresi che l'investigazione non avrebbe dimostrato ciò che il Cliente riteneva.

Gli spiegai le mie ragioni e rinunciai all'incarico.

In un'altra occasione mi venne chiesto di documentare un'attività lavorativa non dichiarata per ottenere la revoca dell'assegno di mantenimento.

Formalmente la richiesta aveva una sua logica.

Approfondendo la situazione, però, scoprii che si trattava di una donna che percepiva un assegno molto modesto e che, saltuariamente, accompagnava alcune persone anziane a fare la spesa ricevendo piccoli compensi.

Mi domandai se fosse davvero quella la situazione nella quale desideravo mettere la mia esperienza professionale.

La risposta fu no.

Anche in quel caso preferii rinunciare all'incarico.

Mi capita spesso, inoltre, di spiegare ai Clienti che un'investigazione non cambierebbe in alcun modo la loro posizione.

Ad esempio, una relazione extraconiugale non rende automaticamente una persona un cattivo padre o una cattiva madre.

Sono aspetti completamente diversi.

Oppure ci sono situazioni nelle quali dimostrare un'infedeltà non produce alcuna conseguenza concreta sotto il profilo giuridico.

In questi casi preferisco dire al Cliente la verità.

Gli spiego che, a mio giudizio, spendere denaro per un'investigazione non sarebbe utile.

Potrei accettare comunque l'incarico.

Sarebbe certamente più conveniente dal punto di vista economico.

Ma non sarebbe coerente con il modo in cui ho deciso di esercitare questa professione.

Dopo oltre trent'anni di attività ho imparato che il valore di un Investigatore Privato non si misura soltanto dagli incarichi che accetta.

Si misura anche da quelli che sceglie di rifiutare.

 

Massimiliano Altobelli _ Investigatore Privato a Roma dal 1995


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Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma

 

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